Roma si prepara ai mondiali di nuoto 2009
Roma si prepara ai mondiali di nuoto 2009
Chiedo scusa perchè non ho la competenza, se vogliamo anche morale o carismatica, per parlare di questa cosa. Mi permetto di farlo come uomo, basso e grezzo se serve, ma che (anche) come blogger vuole dire la sua.
Eluana Englaro ha avuto un brutto incidente nel 1992. Aveva 16 anni e da allora è in coma irreversibile. Irreversibile: senza speranza di guarigione, senza segni vitali che non siano un cuore che batte. Suo padre, il Signor Beppino, si è sempre occupato di lei insieme al personale dell’ospedale “religioso” nel quale la ragazza è ricoverata. Nel 1999 Beppino chiede che venga interrotta la somministrazione alimentare alla figlia, così come le terapie volte ad idratarla. Viene respinta ogni sua richiesta, fino ad oggi. Da Milano giunge la notizia che la sua richiesta è stata accolta.

Sollievo per il Signor Englaro, solidarietà da molti, indignazione da troppi. In primis dal Vaticano, che minaccia di impugnare la sentenza. Non sono da meno le religiose che hanno assisitito Eluana in questi anni di degenza, tanto che Englaro pensa di trasferire Eluana in una clinica diversa al fine di non rischiare intromissioni.
Questi i fatti. Questa è la mia opinione: Eluana è morta e stramorta. Che il Vescovo tal dei tali dica che ha diritto a vivere…è solo fuffa, perchè la vita è una cosa diversa, e non è giusto costringere a questa doppia catena queste due persone. Il padre perchè rispetta la volontà della figlia e la considera defunta già dai tempi dell’incidente (come dargli torto, Eluana non ha mai avuto speranze), e la stessa ragazza, imprigionata in un corpo che non la può riportare qui.
Muori Eluana, e muori in fretta, vola via, che qui ti vogliono solo mettere in mezzo a qualcosa che con te non c’entra. Non farti fregare, dimostra cos’è la libertà, ma non quella di coloro che hanno subito la tua stessa sorte ingrata, ma solo la tua. Di solito è la vita che si impone, in mille modi con il suo peso. Scappa Eluana, con la forza dei tuoi 16 anni
Circa 450 partecipanti hanno sfilato per le vie della capitale ungherese. Ma il lancio di molotov contro i manifestanti da parte di un gruppo estremista ha fatto temere il peggio.
Mentre a poche centinaia di chilometri centinaia di migliaia di persone sfilavano a Madrid e a Londra in occasione dei Gay Pride nazionali, a Budapest i circa 450 partecipanti al Pride ungherese hanno rischiato la pelle. Un gruppo estremista ha sfilato lo stesso giorno in segno di protesta contro la decisione del comune di concedere l’autorizzazione alla comunità lgbt ungherese a manifestare.
Alcuni di questi estremisti hanno poi deciso di alzare la tensione lanciando alcune moltov in direzione dei manifestanti facendo temere per il peggio. Sono state lanciate anche uova, sassi e bottiglie.
L’intervento della polizia ha evitato che la situazione degenerasse e che gay e lesbiche potessero essere raggiunti dal gruppo estremista.
In tutto sono state arrestate 45 persone mentre altre 10 sono rimaste ferite durante gli scontri con la polizia.
La scorsa settimana si sono registrati scontri anche in occasione del pride di romeno e quello ceco.
Fonte: Gay.it
l’Unità.it - Gay non si può dire
Omosessualità en travesti: l’idea è di Sgarbi, che ha scelto di occultare i contenuti manifesti di una rassegna di teatro gay, sostituendo la dicitura «teatro omosessuale» con «liberi amori possibili». Più che un travestimento, una foglia di fico. Sventolata davanti ai cattolici occhi della giunta di Milano per evitare noie. L’estroso assessore alla cultura, infatti, è ricorso a questo trucchetto memore delle bizze perbeniste fioccate su «Vade Retro» - mostra di arte e omosessualità al Palazzo della Ragione che prima dovette smantellare dopo l’inaugurazioe, poi dopo una tappa fiorentina fu obbligato a ritirare un paio di opere piuttosto provocatorie -, e della corsa a ostacoli per ottenere aiuti e patrocinio da Palazzo Marino (mai giunti) per il festival del cinema gay lesbico. «Se avessimo scritto la parola “gay” - spiega - la delibera sarebbe rimasta ferma lì per mesi, invece, così, è passata con la vaselina».
La foglia di fico però piace meno ad Arcigay, che, per bocca del presidente Paolo Ferigo, manda a dire: «È scandaloso che la città dell’Expò debba usare la vaselina per far passare una cultura importante anche se non maggioritaria». «È vero - ribatte Sgarbi - sarebbe giusto che il problema non si ponesse, ma anche se la Moratti privatamente pranza con amici gay, questa amministrazione sente di rappresentare un elettorato cattolico e, nella parola omosessuale, c’è una sorta di antagonismo alla cultura cattolica, perciò, per la Giunta di centrodestra, dire “gay” è come dire “voglio fare qualcosa contro la chiesa”». E la coerenza? Ferigo incalza, chiedendo all’assessore di essere «chiaro e limpido, se è in contrasto con la Giunta, lasci l’incarico». Più filosofico il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso che ironizza sulla pruderie di «Suor Letizia» e della maggioranza della giunta: «Questo sindaco e la sua maggioranza pensano che Milano debba essere trasformata in un grande monastero, dove l’allegria, la pluralità delle culture, delle espressioni artistiche, non si debbano esprimere». Un atteggiamento, sempre a detta di Mancuso, «che sta soffocando la sua vocazione di città europea, libera, da sempre pervasa da uno spirito laico».
Intanto, dal 2 maggio la rassegna - votata lo scorso 18 aprile con l’escamotage sgarbesco - partirà al Teatro Libero (un nome, un destino) con otto spettacoli che affrontano diversi temi intorno all’omosessualità, dalla relazione di una coppia lesbica al padre che scrive alla figlia per informarla dell’intenzione di cambiare sesso. Non intesa come battaglia sui principi, precisa Francesco Di Rienzo del Libero, ma solo come rassegna a tema.